In ogni caso non ci si può opporre all’amore altrui

 

Qualcuno bussa. Qualcuno che non conosciamo. Così accade che in un giorno qualunque, qualcuno suonerà al nostro campanello e dirà: “Io sono il tuo destino”. Apriremmo, dopo così tanti giorni dentro casa? Oppure: lo faremmo anche se fossimo ‘liberi’ di scegliere? Come poter reagire dopo questa lunga quarantena?

Questo è ciò che temiamo, probabilmente: violare il nostro ordine quotidiano, l’increspatura nelle nostre vite perfette, chi verrà a scombussolare ciò che abbiamo dato per certo: routine, riti, interi piani. Poi arriva qualcuno che cambia tutto. Poco importa se ci siamo chiusi nelle nostre case, lontani dai nostri passati lontanissimi: anche in vite perfettamente normali si lascia filtrare la luce.

C’è però chi sceglie di vivere la propria personalissima quarantena, proprio come Stella, il personaggio principale di L’amore all’inizio di Judith Hermann

Stella, (felicemente?) sposata e con una bambina, Ava, da quando uno sconosciuto presentato come Mister Pfister si presenterà alla porta, cambierà per sempre. Si accorgerà della propria vita, di quanto essa sia quasi viva. Il fermentare delle cose è fermo da tempo e tutto ciò che vede lo vede attraverso le proprie finestre, mediante lo stile minimale, quasi minerale di Judith Hermann.

Tutto questo micro-universo, in fondo la vita di una donna nella propria casa, si nutre di micro-mondi di storie del passato e di micro-movimenti che partono tutti dall’apparire minaccioso di Mister Pfister, quasi vedere un mondo in una bottiglia che lentamente si espande: come se il vetro prendesse forma intorno al midollo liquido del proprio carattere.

È in una delle scene finali del libro che si vede – e si può davvero vederla – una mezza luna giallo arancio che tutto sovrasta, come se in un momento ci fosse la lucidità di poter comprendere l’inquietudine, le frustrazioni, l’apparente calma che si nutre di normalità.

E da questa scena, vedo la formazione del vino, quasi, l’inquietudine delle micro-fermentazioni che vengono accolte dalla notte e dalla luna, proprio come nella nostra vita: in certi momenti la vediamo per quella che è, senza nulla aggiungere.

Così, le uve di Chardonnay, Sauvignon e Falanghina vengono colte nella notte per evitare rotture, per mantenere l’integrità delle uve, per risparmiare energia ed esaltare i propri aromi: parliamo del blend Costa Vecchia della cantina Pietra Pinta, morbido e accattivante, che trattiene tutti gli aromi, tutte le contraddizioni e bellezze dell’esistenza.

La bellissima esperienza della raccolta notturna delle uve è una di quelle cose da fare nella vita: si capisce così quanto si è vicini alla natura della terra.

uomo nella vigna mentre cammina

Questo si sente al primo bicchiere:

“Come se qualcosa si fosse concluso, come se qualcos’altro stesse per cominciare”, oppure come quando Stella

“prova un inconfondibile senso di gratitudine, come se tutto quello che la circonda avesse un limite nel tempo, come se nulla fosse destinato a durare”.

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